A novant'anni dalla morte. In memoria di Arnaldo M.

Era il 21 Dicembre del 1931 quando Arnaldo Mussolini - a lavoro dentro la redazione del Popolo d’Italia che dirigeva dal 1922 - lasciava questa vita per ricongiungersi con suo figlio Sandro e con tutti i martiri della causa fascista (oggi divenuta innominabile come il suo cognome, a causa dello stato di censura nel quale viviamo).

Ma chi era Arnaldo? Lo scorso anno, come sempre da quando la nostra Comunità è nata, in questa stessa ricorrenza dedicammo un articolo in sua memoria; ad un anno di distanza molto ancora abbiamo da dire su di Arnaldo Mussolini, uomo dallo spirito e dall’intelligenza morale spiccati.



Il parco che a Latina gli fu intitolato - e che questa estate è stato preso di mira da una sinistra ideologicamente spietata quanto svuotata di sostanza e argomentazioni - è uno dei tanti tributi che l’Italia eresse in sua memoria, per ricordare il suo forte legame con la natura, la sua vasta opera per la difesa ambientale, il suo esemplare impegno nell'incremento della piantumazione di alberi, il sostegno concreto alle bonifiche e all’ampliamento della produzione agricola dell’italia degli anni venti.

Come quella di molti Esempi della nostra storia e stirpe, la memoria di Arnaldo non è affatto onorata nella giusta maniera, soprattutto in questa società liquida, capace tutt'al più di nominare la sua personalità in articoli faziosi quanto ridicoli. Egli venne definito un “mastino”, accusato (senza citare le fonti) di crimini non meglio definiti…

Forse, il solo crimine che "gravava" sulle sue spalle, era quello di essere il fratello di Benito Mussolini, nonché suo consigliere personale, senza aver mai percepito stipendi, rubato cariche, sottratto fortune o alimentato l’immagine stereotipata e sanguinolente che si ha del fascista.


Peccato per i nemici della verità però, perché molti sono in realtà gli indirizzi che quest’uomo di militia ci ha lasciato, e che raccontano una storia ben diversa da quella riletta dai servi della finzione pseudo-culturale e politica. Per usare proprio le parole scritte da Arnaldo nel 1927: «Bisogna guarire il giornalismo italiano dalla bestiale mania amplificatoria e impressionistica del ‘fattaccio’. In Italia solo i disastri hanno l’onore di molte colonne».

Niente e nessuno può smentire ciò che fu scritto da quest’uomo che, da professore e giornalista quale era, si trovò per la sua qualificazione e distanza dall’amore per il denaro, anche ad essere direttore di vari consigli di amministrazione di giornali del suo tempo, nonché ai vertici dell’ordine nazionale dei giornalisti.



Grande è dunque l'esempio e gli insegnamenti che restano immortali per tutti noi militanti. Anche dopo la prematura morte di suo figlio, la vita e le attività politico-culturali di Arnaldo Mussolini non si fermarono: egli scrisse in poco tempo un libro in sua memoria, intitolato “Vita di Sandro”, così come fu il primo sostenitore della nascente Scuola di Mistica fascista.


A poche ore dal momento più buio dell’anno, la memoria di questo combattente per l’uomo e per un’Italia nuova, tornano a prepararci alla battaglia che abbiamo davanti, consci che bisogna «Agire su se stessi, sul proprio animo, prima di predicare agli altri. Le opere e i fatti sono più eloquenti dei discorsi».